Fino ad un anno fa ne ignoravo, non l’esistenza, ma il fascino; finché il magico mondo del fare manuale è entrato a piè pari nella mia vita. Si, proprio nella mia che, abilità in cucina a parte, non ne ha mai viste altre, soprattutto nell’ambito della creatività e della manualità, nelle quali mi sono sempre sentita fortemente negata. Forse non ci avevo mai provato sul serio, forse non ero abbastanza motivata, o il tempo mancava e così, a via di uno sporadico episodio a vent’anni che ricordo ancora con un certo orgoglio ( ricamai un disegno con delle paiettes sul retro di un paio di jeans) non ho potuto vantare grandi opere. Fino ad un anno fa… quando armata di carta vetrata, colori e pennelli, ho recuperato dei vecchi mobili trovati qui in casa : uno smaronamento ma una soddisfazione! Sulla scia del trans agonistico mi sono messa a tinteggiare (sempre di bianco) vecchie cassette da esterno, porta fiori e tutto quello che mi capitava a tiro, Daniele e i gatti mi stavano lontani in quel periodo… la frase del momento era “potrei dargli una mano di bianco” . Poi grazie a Dio è arrivato l’autunno e la smania di creatività si è trasformata in un nuovo desiderio… la macchina da cucire (mai cucito nemmeno un buco nei calzini in vita mia!) che prontamente, grazie a tutti i miei sostenitori, si è materializzata nel giorno del mio compleanno. Bene, la macchina da cucire c’è, e ora..? non ci resta che provare, le prove proseguono tutt’ora, un po’ alla volta, da autodidatta, le cuciture sono ancora stortine, ma pazienza, quando vedi uscire dalle tue manine sante un bel cuscino a pois, morbido, morbido, dove i tuoi mici fanno ogni giorno un sacco di nanna… E poi, e poi… le ghirlande! Dopo che una persona meravigliosa mi ha insegnato ad intrecciare una ghirlanda, è nata la prima, la ghirlanda dell’inverno, dove sta appollaiato l’angelo della neve, se n’è stato lì appeso al vetro della porta a guardar fuori per diversi mesi, il suo dovere lo ha fatto, eccome, neve ne è venuta tanta quest’anno, ma ora basta, è ora di primavera finalmente, abbiamo salutato e ringraziato l’angelo della neve perché adesso al suo posto abbiamo appeso la ghirlanda di primavera, una ghirlanda bianca con i cuori e i fiori verdi e lilla e i rametti di lavanda che ti viene il buon umore solo a guardarla e a me si riempie il cuore di felicità perché è bella e perché l’ho fatta io! Certo, magari in negozio se ne trovano cento di più belle, con i fiori perfetti tagliati con il laser e non un po’ sghembi come i miei, con il colore della ghirlanda dato alla perfezione, ma che noia le cose perfette, fatte in serie, evviva ciò che scaturisce dalla nostra fantasia e dalle nostre mani anche se un po’ impacciate. Forza ! C’è una sola controindicazione, crea dipendenza! Provare per credere !
giovedì 25 aprile 2013
STORIA DI UNA GHIRLANDA
Fino ad un anno fa ne ignoravo, non l’esistenza, ma il fascino; finché il magico mondo del fare manuale è entrato a piè pari nella mia vita. Si, proprio nella mia che, abilità in cucina a parte, non ne ha mai viste altre, soprattutto nell’ambito della creatività e della manualità, nelle quali mi sono sempre sentita fortemente negata. Forse non ci avevo mai provato sul serio, forse non ero abbastanza motivata, o il tempo mancava e così, a via di uno sporadico episodio a vent’anni che ricordo ancora con un certo orgoglio ( ricamai un disegno con delle paiettes sul retro di un paio di jeans) non ho potuto vantare grandi opere. Fino ad un anno fa… quando armata di carta vetrata, colori e pennelli, ho recuperato dei vecchi mobili trovati qui in casa : uno smaronamento ma una soddisfazione! Sulla scia del trans agonistico mi sono messa a tinteggiare (sempre di bianco) vecchie cassette da esterno, porta fiori e tutto quello che mi capitava a tiro, Daniele e i gatti mi stavano lontani in quel periodo… la frase del momento era “potrei dargli una mano di bianco” . Poi grazie a Dio è arrivato l’autunno e la smania di creatività si è trasformata in un nuovo desiderio… la macchina da cucire (mai cucito nemmeno un buco nei calzini in vita mia!) che prontamente, grazie a tutti i miei sostenitori, si è materializzata nel giorno del mio compleanno. Bene, la macchina da cucire c’è, e ora..? non ci resta che provare, le prove proseguono tutt’ora, un po’ alla volta, da autodidatta, le cuciture sono ancora stortine, ma pazienza, quando vedi uscire dalle tue manine sante un bel cuscino a pois, morbido, morbido, dove i tuoi mici fanno ogni giorno un sacco di nanna… E poi, e poi… le ghirlande! Dopo che una persona meravigliosa mi ha insegnato ad intrecciare una ghirlanda, è nata la prima, la ghirlanda dell’inverno, dove sta appollaiato l’angelo della neve, se n’è stato lì appeso al vetro della porta a guardar fuori per diversi mesi, il suo dovere lo ha fatto, eccome, neve ne è venuta tanta quest’anno, ma ora basta, è ora di primavera finalmente, abbiamo salutato e ringraziato l’angelo della neve perché adesso al suo posto abbiamo appeso la ghirlanda di primavera, una ghirlanda bianca con i cuori e i fiori verdi e lilla e i rametti di lavanda che ti viene il buon umore solo a guardarla e a me si riempie il cuore di felicità perché è bella e perché l’ho fatta io! Certo, magari in negozio se ne trovano cento di più belle, con i fiori perfetti tagliati con il laser e non un po’ sghembi come i miei, con il colore della ghirlanda dato alla perfezione, ma che noia le cose perfette, fatte in serie, evviva ciò che scaturisce dalla nostra fantasia e dalle nostre mani anche se un po’ impacciate. Forza ! C’è una sola controindicazione, crea dipendenza! Provare per credere !
venerdì 5 aprile 2013
UNA LUCE
Sebbene
più tardi ma la notte arriva ancora.
E
come ogni notte al buio resiste nella valle un’unica luce, rossa, sulle
contrade dei versanti opposti.
Un
solitario puntino luminescente su uno sfondo nero totale, l’eccezione che
conferma la regola e quell’unica luce, vista da qui, potrebbe essere qualsiasi
cosa.
La
nostra casa una nave immersa nella notte e quella luce un faro in lontananza.
Una
luce, essenza minima di un contatto terreno in questo buio che tutto parrebbe
tranne che reale.
Un
segno che da distanza, incerta, ma certa nello spazio, una compagna nel nostro
navigare.
La
notte qui è vera, il silenzio assordante e tutto tace e tutto attende.
venerdì 29 marzo 2013
VOLA COLOMBA
poteva
mancare, qualche giorno prima di Pasqua,la ricetta della colomba Pasquale? E
allora eccola qua, una ricetta tratta dal libro Pasticceria Naturale ( Terra Nuova
edizioni) di Pasquale Boscarello, guru della pasticceria naturale appunto. E’
una ricetta molto semplice e il risultato è garantito. Ne otterrete una
focaccia dall’impasto straordinariamente morbido e molto leggero perché privo
di uova e burro. Purtroppo a casa avevo solo questi piccoli stampi da panettone
(diametro 13,5 cm)
e con le dosi della ricetta ho quindi ottenuto due piccole focacce ma in
commercio trovate sia stampi a forma di colomba che quelli da focaccia più
grandi. Provate,il risultato è davvero sorprendente e vi darà un sacco di
soddisfazione.
Ingredienti:
500 gr di farina
Manitoba (è importante usare la Manitoba perché questa particolare farina ricca
di glutine riesce a dare elasticità e morbidezza all’impasto)
5 gr sale
100 gr mandorle tostate
e tritate
2 arance (la buccia
grattugiata e il succo)
150 gr di malto di mais
( oppure 100 gr di zucchero di canna integrale)
10 cl di olio di mais
1 cucchiaio di pasta di
nocciole (facoltativo, io non l’ho messo)
25 gr di lievito di
birra
30 cl di acqua tiepida
Procedimento:
Sciogliere
25 g di
lievito in 300 g
di acqua con 1 cucchiaio di farina. In un recipiente mettiamo tutti gli ingredienti
asciutti: farina, sale, mandorle, più la buccia grattugiata di 2 arance (se
usate lo zucchero mettetelo con gli ingredienti asciutti) In un’altra ciotola
vanno messi gli ingredienti liquidi: malto (se usate il malto) olio di mais, succo d’arancia e la pasta di
nocciole (facoltativa). Quindi si mescola il tutto molto bene. A questo punto
si uniscono gli ingredienti asciutti con quelli liquidi, aggiungendo l’acqua
con il lievito. Si lavora bene l’impasto 5 minuti e si lascia riposare per 1
ora circa, coperto con un canovaccio, in un ambiente caldo, più vicino
possibile alla temperatura ideale, dai 18 ai 25°. Si versa l’impasto nella
forma della colomba e si lascia riposare per 1 ora circa, sin quando l’impasto
non raddoppia di volume. Bisogna fare molta attenzione nell’infornare la
colomba perché specialmente con il lievito di birra c’è il rischio dell’effetto
collasso, che rischia di sciupare tutto il lavoro. Il forno deve essere a 200°
per 40 minuti circa. A metà cottura è consigliabile controllare se la parte
superiore della colomba ha preso troppo colore: in questo caso porre sopra con
molta cautela, un foglio di carta stagnola. A fine cottura spalmare con un pennellino
il lucido ( miscela di malto e acqua nel
rapporto 3 a
1) e distribuire sopra le scaglie di mandorla appena tostate).
p.s
la ricetta originale prevede il malto ma dovendo condividere la focaccia con
altre persone zucchero-dipendenti, l’ho sostituito con lo zucchero di canna. In
teoria il potere dolcificante del malto è 3 volte inferiore rispetto allo
zucchero. In base a questa proporzione avrei dovuto metterne 50 g ma ne ho
comunque messo circa 100 gr che per i nostri gusti va bene. In ogni caso sperimentate
a seconda dei vostri gusti e necessità.
Buona
Pasqua!
mercoledì 20 marzo 2013
FIGLI D'IKEA
Siamo
passati dall’epoca della casa a quella dell’arredo, dall’avere una casa
cambiando gli arredi al cambiare la casa tenendo gli arredi.
La
casa è stato il sogno concreto fino alla generazione di mio padre, un
francobollo di mondo da recintare e su cui accatastare mattoni, formando muri e
tra loro le stanze.
A
noi, figli trentenni di questa generazione, tutto ciò appare inaccessibile e non
rimane che aggrapparci al nostro unico sogno, al nostro capitale, l’arredo
appunto, i mobili, che in quanto mobili si spostano! da una casa (nella
migliore delle ipotesi) all’altra e di cui nulla possediamo, ne corpo ne anima.
E’ solo il contenitore di turno della nostra collezione privata accumulata in
anni, in sabati interi passati come zombie nell’aria pesante e sudaticcia
dell’Ikea e da cui usciamo quando ormai è buio, come partoriti.
Arriva
il momento in cui il set è completo,
cucina
completa? Ce l’ho
camera?
Ce l’ho
soggiorno?
Ce l’ho
attrezzi,
accessori e quant’altro? Tutto a posto.
E
ogni trasloco diventa sempre più grosso, dal primo che porta con se solo i
vestiti, i cd, uno stereo e il pc al quarto per cui non è sufficiente un
container.
Ma
per andare dove?
Altra
sfida, nuova casa, stessi arredi. Difficile trovare una casa che sappia
ospitare ad arte la tua collezione di mobilia; la cucina è troppo lunga,
l’armadio pure, per il divano non c’è posto e quel verde come lo combino? E ad
ogni passaggio le possibilità di trovare un contenitore adatto si riducono. Al
quinto cambio si rischia lo stallo.
Ma
allora perché al posto dei condominietti gialli e verdi non si realizzano delle
scatole vuote e luminose? Dei loft aperti con grandi vetrate dotati solo del
bagno, in cui ognuno possa approdare, dopo 8 traslochi, con il suo tir e
sentirsi forse a casa.
martedì 12 febbraio 2013
FRITTELLE
Buon
ultimo giorno di carnevale a tutti ! Per l’occasione oggi ho pensato bene di
provare a fare queste frittelle con la polenta; la ricetta mi è stata data
dalla mia vicina di casa, anche se prevedeva delle uova fra gli ingredienti che ho sostituito serenamente con dell’amido di mais.
Il
risultato mi è sembrato ottimo dal momento che sono state spazzolate in pochi
minuti !
Ecco
la ricetta, mentre gli ultimi fiocchi di neve cadono dal cielo ormai azzurro:
500 gr di polenta del giorno
prima
7 cucchiai di zucchero
di canna integrale
12 o 13 cucchiai di
farina di tipo 0
5 cucchiai di amido di
mais
½ bustina di lievito
La buccia grattugiata
di ½ limone
uvetta (regolatevi voi)
sale 1 pizzico
vaniglia in polvere
grappa un paio di cucchiai
olio
di semi per friggere ( io ho usato un
mix di mais, girasole e olio evo)
schiacciate
la polenta con lo schiacciapatate,unite tutti gli altri ingredienti fino ad
ottenere un impasto né troppo morbido né troppo duro (se troppo morbido e
appiccicoso
aggiungere ancora un po’ di amido di mais e farina). Quando l’olio sarà a
temperatura,prelevate con un cucchiaino da the,un po’ di impasto e aiutandovi
con un altro cucchiaino,fate precipitare l’impasto nell’olio caldo, e via via
così fino a quando avrete ultimato , raccogliendo man mano le frittelle quando
saranno belle dorate, adagiatele su carta assorbente et voilà ! Le vostre
frittelle vegan e super croccanti sono pronte per essere gustate !
p.s
una nota personale … siccome il fritto mette a dura prova il nostro fegato (
non se fatto ogni tanto e come si deve) ma se si esagera come in questo periodo
di carnevale,tra crostoli,frittelle castagnole ecc… un aiuto per “sgrassarci”
un po’ ci viene dalla bevanda di zenzero; Grattuggiate un po’ di zenzero fresco
e ricavate 1 o 2 cucchiaini di succo , metteteli su un pentolino insieme ad un
bicchiere di acqua e portate ad ebollizione per un minuto poi bevete caldo.
lunedì 11 febbraio 2013
NEVE
La ricetta della
felicità:
1 lunedì pomeriggio
alle ore 17.45
33 cm di neve fresca
200 m di ghiaccio in discesa fuori da casa con
qualche curva
1 slitta di legno
1 bambino di trentun
anni
Ho
atteso tanto, troppo forse ma oggi ho ritrovato la felicità di me bambino,
quella esplosiva che infiamma la vita fino all’ultima cellula.
Sembra
una ricompensa per quel bimbo che per tanti inverni l’ha sognata rincorrendo
previsioni, attesa con il naso incollato alla finestra affacciata al lampione,
sospirata, percepita nel silenzio ovattato della notte e poco goduta.
Venuta
sempre al limite, sempre sul filo tra l’essere solida o liquida, tra magia e
delusione. Vedere il primo fiocco scendere, il primo in assoluto, lo vedevo
solo io!, sognare di vederla per un giorno intero, di vedere la frenesia del
paese acquietarsi, rassegnarsi per un po’ dinnanzi alla Dama Bianca, scendere
in piazza la sera sotto i lampioni fiochi con le slitte. Niente auto, niente trajon. Tutto immacolato, assopito,
quieto, sereno e finalmente domato, conquistato definitivamente.
Anche
l’ultimo treno della sera è passato ripulendo per l’ultima volta i binari,
scure lame gelide inghiottite ora di bianco.
Un
cane abbaia in lontananza e mette tutti a nanna.
Questo
nei miei sogni mentre, ancora col naso sul vetro, attendevo il secondo fiocco
che venendo dopo il primo in assoluto era sicuramente il secondo in assoluto.
La
realtà era spesso diversa. I fiocchi si scioglievano subito e c’erano sempre
delle zone in cui non attaccava, sempre le stesse, chissà perché?!, e poi la
strada ripulita subito e trasformata in una fanghiglia, le auto quasi
indifferenti e il via vai che non si ferma mai. Pochi centimetri sul prato, sui
coppi e sul cordolo di mattoni del muro. La delusione a questo punto, già in
stato avanzato, era pronta a diventare frustrazione alla comparsa di un pallido
sole oltre le nubi o all’arrivo annunciato dello Scirocco. Lo Scirocco, per un
amante della Dama, è visto come la peste. Arriva puntuale, come in un
meccanismo collaudatissimo: cuscinetto freddo, perturbazione atlantica, neve,
Scirocco, pioggia…noooo la pioggia noooo. A quel punto di fronte alla disfatta
totale non rimaneva che attendere una nuova occasione. Spesso però arrivava prima la
primavera.
Ma
questo riguarda lo spirito degli inverni passati.
Ora,
qui, in contrà Ganna 19 a
Posina, a 650 m
slm è un’altra storia.
Iscriviti a:
Post (Atom)






