martedì 28 ottobre 2014

DIVERSA ALTITUDINE, STESSA ATTITUDINE


Vorrei avere un collage da mostrarvi, un collage delle facce delle persone alle quali diciamo che non viviamo più a Posina, con tutta probabilità ci sarebbe dentro pure la tua che stai leggendo. L’espressione smarrita, sorpresa, quasi delusa, ma forse quest’ultima é solo un’impressione. Non lo so perché o meglio, si che lo so, non diciamoci bugie, nessuno si é scomposto più di tanto quando abbiamo traslocato da Isola Vicentina o da Monticello Conte Otto, ma Posina .... Posina é tutta un’altra storia. Posina ha rappresentato un sogno per molti credo, noi per primi ma anche per tutti coloro che hanno seguito la nostra vicenda di giovane coppia disoccupata che fa una scelta di downshifting e si trasferisce in una valle isolata con l’intento di ripartire da zero o meglio dalle proprie passioni, dalla terra, dalla cucina, dall’artigianato, dall’ospitalità. Una scelta che molti hanno ammirato, alcuni perfino invidiato, una scelta che per noi è stata in quel momento spontanea, quasi necessaria, bella, come sanno essere belle le scelte fatte in piena libertà e soprattutto prive di grandi aspettative ; forse é proprio grazie a questo che é e rimarrà sempre una scelta che non c’ha delusi ma bensì regalato tanto, il contatto profondo con la natura, con le stagioni, con la terra e quindi con noi stessi e con quello che realmente volevamo fare ed essere. E’ un’esperienza che si conclude dopo due anni con la leggerezza e la serenità di come é cominciata . A chi ci chiede il perché rispondiamo nostro malgrado articolando motivazioni di stampo pratico, tutte vere per carità ma forse più di tutto, dopo aver passato un po’ di tempo a togliere e a toglierci, c’é semplicemente ritornata la voglia di “metterci”.
Di una cosa sono sicura, torniamo giù in pianura cambiati, un po’ più temprati, più consapevoli, consapevoli soprattutto del giusto equilibrio che ci fa stare bene, di quali  sono i valori importanti da salvare. Stare fuori dal sistema per un po’ ti aiuta a rientrarci con una consapevolezza diversa, perché conoscere realtà nuove ti apre la mente e assaporare punti di vista diversi é l’antidoto all’ottusità.
Ma alla fin fine, Posina o Dueville che sia, siamo sempre noi, Daniele e Silvia, con le nostre idee, passioni, i nostri progetti in continua evoluzione, le nostre capacità ma anche i nostri limiti, le nostre mancanze, le nostre contraddizioni, e la continua ricerca di ciò che ci fa stare bene e ci fa evolvere. Insomma, Il Nido di Paglia é nato sì a Posina ma non é solo Posina, Il Nido di Paglia é ovunque, siamo noi e si sposta con noi. Il Nido di Paglia forse non é più solo un progetto, o un’attività, é un modo di essere e di concepire la vita, é il mangiare sano e vegano, é il piacere di coltivare l’orto, di farsi le cose in casa, di accogliere persone in un ambiente caldo e ospitale, é lasciare spazio alla creatività e ai rapporti umani. É GODERSI LA VITA in tutte le sue declinazioni. E COSI’ SIA.

lunedì 2 giugno 2014

HUGO CHI?


Avete mai sentito parlare di HUGO ? No, non é un attore francese o qualcosa del genere, é un aperitivo , fresco , leggero fatto con lo sciroppo di sambuco, ideale da bere in questa stagione.
Prepararlo é molto semplice, basta procurarsi dello sciroppo di sambuco. Lo sciroppo di sambuco lo potete trovare in molti negozi biologici ma l’ideale é farselo in casa perché risparmiate e perché é sempre una soddisfazione far de sé le cose.
Ecco come fare lo sciroppo di sambuco :
Procuratevi 20 fiori di sambuco, nel frattempo mettete 1 kg di zucchero di canna chiaro in 1 litro di acqua, portate lentamente a bollore mescolando spesso. Lasciate raffreddare, intanto mettete in un contenitore i fiori di sambuco privati della parte verde, quando lo sciroppo di acqua e zucchero sarà tiepido aggiungetelo ai fiori, poi aggiungete il succo di 2 limoni e altri 2 limoni tagliati a fettine sottili, aggiungete infine 3 cucchiai di aceto di mele. Lasciate il contenitore al sole per 2 giorni e trascorso questo tempo filtrate il tutto avendo cura di schiacciare bene i fiori per farne uscire tutto l’aroma. Imbottigliate. Potete tenere lo sciroppo in frigo oppure se preferite potete pastorizzarlo.
Ora che avete ottenuto il vostro sciroppo di sambuco, vediamo come stupire i vostri ospiti con questo delizioso aperitivo HUGO :

Ingredienti per 4 persone :
4 cubetti di ghiaccio
4 foglioline di menta
¼ di sciroppo di sambuco
2/4 di prosecco
1 spruzzata di lime ( o lime tagliato a pezzetti se preferite)
Acqua frizzante

In una caraffa graduata a base larga mettete  ¼ di sciroppo di sambuco, 2/4 di prosecco, una spruzzata di  lime ed infine l’acqua frizzante fino a riempire la caraffa. Mettete 1 cubetto di ghiaccio per bicchiere e distribuite l’aperitivo, infine decorate con una fogliolina di menta per ogni bicchiere.

Ricordate che potete anche servire questo aperitivo in versione analcolica omettendo cioé il prosecco. Molto apprezzato anche dai bambini.

Cin-Cin allora, e buona estate !

mercoledì 30 aprile 2014

2 CHIACCHIERE E 4 RICETTE SULL'ORTICA


Quante volte da piccoli correndo sui prati in calzoncini corti sentivamo un “pizzico” e poi un bruciore incredibile e subito dopo ci accorgevamo che eravamo finiti in mezzo alle ortiche ! Purtroppo proprio a causa di questa caratteristica le ortiche non sono considerate dai più, mentre invece oltre ad essere una gran risorsa di qualità terapeutiche (emostatiche, astringenti, regolatricidell’intestino, antidiabetiche, antidiarroiche, rimineralizzanti) si prestano moltissimo anche nell’uso in cucina.
Dell’ortica si raccolgono le giovani punte meglio in primavera quando si concentrano maggiormente le proprietà curative della pianta, basta munirsi di un paio di guanti abbastanza spessi e la raccolta risulterà molto più semplice di quello che pensiamo. L’ortica si può anche seccare, appendendola in mazzetti a testa in giù in un luogo ben asciutto e polverizzandola una volta secca, in questo modo é ottima per insaporire i piatti dopo la cottura.
L’ortica é inoltre una fonte incredibile di ferro (di più dei famosi spinaci) e quindi é preziosissima per tutti coloro che soffrono di anemia, l’ideale in questo caso é di preparare un decotto facendo bollire delle foglie di ortica in un pentolino di acqua almeno un quarto d’ora, spegnere, lasciar riposare qualche minuto e poi filtrare con un colino.
Da quando viviamo a Posina dove l’ortica cresce in abbondanza davanti al prato di casa nostra ho iniziato a usarla anche in cucina, scoprendo con gran sorpresa che si presta davvero a moltissime ricette e che ha un gusto davvero piacevolissimo.
Già l’anno scorso avevamo pubblicato su fb alcune foto e  ricette con l’ortica, le potete trovare qui :frittata di ceci con ortiche e silene

Un’altra fantastica ricetta é la crema di ortiche (foto), ecco la ricetta :
ingredienti:
300 gr di cime di ortica
½ tazza di lenticchie rosse
2 patate ( facoltative, se non le mettete aggiungete più lenticchie)
1 porro
Aglio selvatico
Olio evo
sale

In una pentola capiente soffriggete il porro e l’aglio selvatico tritato con la mezzaluna. Aggiungete le lenticchie lavate , le patate pelate e tagliate a pezzi e infine l’ortica. Coprite il tutto con l’acqua e quando bolle salate. Cuocete per circa mezz’ora e poi frullate per ottenere una crema liscia. Potete servire questa crema con crostini di pane e aglio selvatico tritato oppure aggiungendo dell’orzo che avrete cotto in precedenza a parte.

E naturalmente poi c’é il risotto con le ortiche:
ingredienti:
riso semi-integrale per risotti ( 1 bicchiere a persona)
1 cipolla novella
Aglio selvatico abbondante
Ortica
Olio evo
Vino biano
Brodo vegetale

In una pentola dal fondo spesso far appassire la cipolla novella tritata e l’aglio selvatico anch’esso tritato. Aggiungere il riso e farlo tostare, aggiungere il vino bianco e farlo sfumare. Aggiungere un paio di mestoli di brodo vegetale in modo da coprire il riso e a questo punto aggiungere anche l’ortica. Procedere con la cottura aggiungendo il brodo man mano che asciuga fino alla completa cottura del riso. Spegnere e mantecare (ovvero girare il riso da sotto in su facendo incorporare aria)
Servire caldo

E ancora: tortino di patate e ortica
ingredienti:
1 kg di patate
70 gr di farina tipo 0
Olio evo
1 cucchiaio di amido di mais
Porro o cipolla
Ortica
Sale

Lavate l’ortica e lessatela per qualche minuto in acqua salata, scolatela e premetela per far uscire l’acqua . Fate soffriggere la cipolla o il porro affettati e aggiungete anche l’ortica, salate. Spegnete e tenete da parte.
Nel frattempo lessate le patate e una volta cotte passatele allo schiacciapatate, incorporate al puré di patate il sale, la farina, l’amido di mais e un paio di cucchiai di olio.
A questo punto amalgamate il tutto , prendete una pirofila da forno, ungetela d’olio e prelevate metà composto di patate che andrete a schiacciare sul fondo della pirofila, poi prendete le ortiche saltate con la cipolla e distribuitele uniformemente sopra al primo strato di patate, coprite poi le ortiche con l’altra metà del composto di patate. Infornate a 180° per mezz’ora circa.

Una scoperta sensazionale: spatzle di ortica
Domenica al mercato abbiamo portato una bella cassetta di ortica, Vale, la nostra vicina di banchetto ( fa dei saponi strepitosi, guardate il suo blog : langolodivali.blogspot.it ) mi ha detto di aver fatto gli Spatzle con l’ortica, e io ho subito pensato, uauuu che ideona ! Mai provato a fare gli spatzle e di ortica poi... Così figurati se il giorno dopo non provavo a farli, bhe devo dire che il risultato é stato sensazionale e ho avuto una grande soddisfazione anche perché ho riadattato la ricetta originaria vegetariana in vegana
Ne condivido con voi la ricetta :

ingredienti per 2/3 persone :
250 gr di ortica lavata
250 gr di farina tipo 0
1 cucchiaio scarso di amido di mais
100 ml di latte di soia non aromatizzato ( oppure ½ latte di soia e ½ acqua o anche tutta acqua se non avete il latte di soia) + 3 cucchiai di acqua
Sale
Pepe o noce moscata

Lessate l’ortica in abbondante acqua salata per 5 minuti circa, poi scolatela e lasciate che perda parte dell’acqua strizzandola con le mani fino a  formare una palla. Tagliate l’ortica ben strizzata a pezzettini e mettetela nel frullatore con il latte di soia, il sale il pepe ( o la noce moscata) e 3 cucchiai di acqua , azionate il motore e frullate fino ad ottenere un composto bello liscio. A questo punto trasferite il composto in una ciotola capiente, unite l’amido di mais e fate incorporare la farina un po’ alla volta, ne risulterà un composto piuttosto denso e appiccicoso. Lasciatelo riposare per una decina di minuti, nel frattempo portate a bollore una pentola d’acqua salata metteteci un goccio di olio ( eviterà che gli spatzle si attacchino fra loro) a questo punto, prendete lo schiacciapatate e a cucchiaiate metteteci dentro il vostro composto, schiacciate e lasciate cadere i “fili” d’impasto direttamente nell’acqua bollente. Procedete così fino alla fine dell’impasto. Prelevate gli spatzle man mano che vengono in superficie. Potete condirli con dell’olio dove avrete fatto appassire uno spicchio d’aglio oppure con della panna vegetale.

altre semplici idee
In realtà con l’ortica potete farci davvero di tutto, un po’ come si fa con gli spinaci ( una volta cotte i due  risultano davvero simili !) dal ripieno dei tortelli, e delle torte salate, agli gnocchi verdi ( basta aggiungere l’ortica frullata alle patate) oppure la pasta all’ortica ( anche qui basta aggiungere l’ortica frullata all’impasto di acqua e farina e otterrete le vostre fettuccine verdi) ma anche dei gustosi paté di tofu e ortica da spalmare sui crostini oppure semplicemente frullare l’ortica con un po’ di olio e acqua ( o latte di soia o panna vegetale ) per ottenere una cremina da usare sulla pasta o sul riso basmati. Insomma, largo alla fantasia e ... W L'ORTICA ! 


lunedì 13 gennaio 2014

D'INVERNO


Secondo il calendario cinese quest’anno la primavera comincia il 3 febbraio 2014. La sensazione comunque é quella di essere ancora sprofondati fino al collo nell’inverno, e anzi da qualche anno ormai, il vero freddo arriva a gennaio, febbraio e addirittura a marzo piuttosto che a novembre e dicembre.
Sempre secondo la medicina cinese, l’organo associato all’inverno sono i reni, la batteria energetica del nostro corpo, quindi in questo periodo dobbiamo prendercene particolarmente cura per evitare che si scarichi lasciandoci senza forza vitale. Per questo é buona abitudine tener ben protetta e calda la parte bassa della schiena, i piedi e le orecchie, strettamente legati ai reni ( avete mai fatto caso a come le orecchie abbiano in effetti la stessa forma dei reni?) e mangiare in modo corretto.
Dobbiamo evitare il più possibile le bevande fredde, peggio ancora se zuccherate ed eccessi proteici specie carni rosse e molto salate.
Invece, particolarmente benefici per i nostri reni sono i legumi, in particolare quelli piccoli e scuri come gli azuki o i fagioli neri, se notate infatti, anche i legumi, come accennavo prima per le orecchie, hanno una forma che richiama quella dei reni.
Ecco una ricetta semplice ma molto buona e amica dei nostri reni, adatta nelle fredde giornate invernali

ZUPPA DI AZUKI, ZUCCA E RISO INTEGRALE

Ingredienti :
100 gr di riso integrale
100 gr di fagioli azuki
1 piccolo pezzo di alga kombu
1 piccolo porro
½ cipolla bianca o dorata
1 pezzo di zucca
Olio evo
Rosmarino
Tamari e gomasio

Mettere in ammollo la sera prima il riso integrale e gli azuki con l’alga kombu.
Tagliare a pezzeti il porro e la cipolla, farli soffriggere con poco olio nella pentola a pressione, unire anche il rosmarino, tagliare a cubetti anche la zucca e unirla al soffritto, sciacquare il riso e gli azuki e metterli nella pentola insieme alla kombu e far insaporire per qualche minuto. Poi aggiungere l’acqua necessaria per coprire il tutto e chiudere la pentola a pressione. Far cuocere per 25 minuti dal fischio. Una volta che la pressione é scesa, aprire il coperchio e condire con tamari e gomasio a piacere, servire ben calda.

venerdì 1 novembre 2013

32 ANNI, FELICE


Sono felice!, ebbene sì! si può ancora dire in questo mondo "Sono felice!" senza essere presi dal senso di colpa che se non stai male qualcosa di sbagliato c'è?
direi proprio di sì e invito tutti a dirlo, gridarlo, essere contagiosi perchè la felicità esiste e ogni tanto passa a farci visita, magari appena prima della bolletta del gas ma passa. 
In questi due giorni mi sento così, mi guardo attorno e tutto appare perfetto, sintonizzato con il mio benessere, una donna meravigliosa accanto, la cena di ieri sera, la colazione e il libro di stamattina, i gatti sereni sui cuscini vicino alla stufa, le lanterne accese alle finestre, un buon vino, i colori dell'autunno oltre i muri del Nido e amici di passaggio come uccelli migratori. Il ritmo della natura si sente, se si respira sottovoce si sente il battito lieve di questa stagione, pura poesia. Immerso in questa eterna metamorfosi vedo un uomo nel mezzo del cammin di sua vita, mezzo contadino, del tutto felice, mentre si dona a se, seminando futura vita in questi giorni così vicini alla morte. Il farro antico inizia oggi, primo novembre, il suo viaggio al mondo e non conta se durerà solo alcuni mesi, ciò che conta è come vivrà, felice spero.

Per darvi qualche dato, abbiamo seminato su 100 mq (al posto delle patate) circa 1,5 kg di farro monococco, varietà antica, fornita da Gian Domenico Cortiana, titolare dell'azienda agricola omonima di Isola Vicentina VI. Per avere qualche informazione su questo meraviglioso cereale cliccate qui

martedì 1 ottobre 2013

SALAME AL CIOCCOLATO


Ecco un dolce semplice e buonissimo che adoravo fare e mangiare  prima di diventare vegana.
Ho trovato per caso una ricetta del “salame al cioccolato” nei giorni scorsi e me ne sono subito ricordata, così mi sono messa alla ricerca di una versione che mi convincesse di più di quella che mi era capitata fra le mani; manco a dirlo l’ho trovata sul blog di Sugarless, ma ho apportato una leggerissima modifica e qui di seguito vi lascio la ricetta :

100 gr cioccolato fondente al 70%
100 gr di biscotti secchi vegani
80 ml di latte di riso
40 gr di burro di cocco
100 gr di nocciole tostate
2 C di zucchero mascobado

Prima di tutto mettete in frigo per 20 minuti la lattina del latte di cocco, è necessario per separare la parte liquida da quella solida che servirà a noi, il burro di cocco appunto.
In un pentolino sciogliete a fuoco basso il cioccolato assieme al latte di riso. Lasciate raffreddare.
Frullate i biscotti assieme a 50 gr di nocciole tostate e metteteli da parte.
Prendete il rimanente delle nocciole e mettetele nel mixer, frullatele finché non buttano l’olio diventando così una specie di “malto” di nocciole. Unite il “malto” di nocciole al burro di cocco, ottenendo così un burro di cocco alle nocciole. Una volta che il cioccolato si sarà raffreddato unite tutti gli altri ingredienti ovvero i biscotti ( ne terrete da parte quanto basta per la copertura)  il burro di cocco alla nocciola e lo zucchero mascobado, amalgamate bene tutti gli ingredienti in modo da ottenere un composto omogeneo non troppo duro. A questo punto prendete della carta alluminio, spennellatela con un po’ di olio di mais, metteteci una parte di biscotti avanzati e distribuiteli sulla superficie, poi versate il composto e aiutandovi con il foglio di alluminio e le mani dategli la forma a salame, cospargete con il resto dei biscotti e arrotolate il salame nel foglio di alluminio chiudendo le estremità. Riporre in frigo per un paio d’ore prima di servirlo.
Successo assicurato !

giovedì 12 settembre 2013

FESTA DEL RACCOLTO


Sabato 7 settembre si è svolta a San Pietro Valdastico la "la festa del raccolto". Raccolto di patate e fagioli a opera delle aziende e dei simpatizzanti del gruppo “Le Masiere”. Anche per noi è stato un giorno di festa, sentivamo proprio la voglia di festeggiare e condividere la raccolta delle prime patate e delle diverse varietà di fagioli e sul nostro banco, come potete vedere dalla foto, le abbiamo esposte tutte, o quasi.
E' stato per noi il completamento di un ciclo iniziato a Marzo tra i banchetti della "festa dei semi" a Ca' dell'Agata dove raccogliemmo semi di fagioli tipici provenienti principalmente dalle montagne del Veneto e alcune varietà di patate, alcune antiche.
La passione per sentirsi generatori di biodiversità e bellezza, la terra ricevuta quest'anno, il sole e la pioggia hanno permesso che ciò accadesse e ora ne condividiamo con voi il frutto.
Patate:
Liseta, Desireè. Kennebec, Tonda Rossa, Val Formazza, Cinquantina, Cornetta rossa e Cornetta rossa antica, Cornetta bianca, patata Maori (dell'Australia).
Fagioli:
Fasola di Posina, Scalda, Caravaggio, Bianco di Spagna, Borlotto della Val Posina, Mascherina del Cadore, Lamon rampicante antico, Seclen di Asiago, Renon di Spagna, fagiolo del Frate, fagioli dell'oro della Val di Fiemme, Mangiatutto, Scalda "Riga de oro", Dolico dell'occhio.
Non sono presenti nella foto perchè non ancora maturi la Fasola del Diavolo, i Cialet della Val Belluna (presidio Slowfood), i Monachella del Cadore e i Zolfino.
In totale 10 varietà di patate e 18 di fagioli. 

sabato 3 agosto 2013

GAZPACHO


Dosi per 4 persone:

4 pomodori medi
1 cipolla bianca
1 cetriolo
1 peperone verde
olio extravergine di oliva
1 spicchio d'aglio
sale marino integrale
1 panino raffermo (duro, non gommoso)

Lasciare a bagno il pane in abbondante acqua per alcuni minuti.
In un frullatore riducete in purea la cipolla e l'aglio, unite quindi i pomodori spellati, il peperone verde e il cetriolo tagliati a pezzi. Frullate. 
Strizzate il pane e unitelo alle verdure, frullate fino ad ottenere una crema; a questo punto aggiungete l'olio e il sale. Eventualmente potrete aggiungere anche dell'acqua: il gazpacho è una zuppa fredda, da sorgeggiare soprattutto d'estate.

lunedì 22 luglio 2013

VEGANIMA


Fai presto ad accorgerti che questo non è un posto come tutti gli altri,lo intuisci dal modo in cui sono apparecchiati i tavoli,dall’interno in legno semplice ed accogliente,dalla cura di certi dettagli, dai libri selezionatissimi sugli scaffali. Poi conosci Luca e capisci che la Veganima di questo luogo magico è la sua, ed è bella, leggera, sana e ricca proprio come il cibo che prepara, con amore e passione e ce li senti tutti dentro questi due ingredienti speciali.
E poi ci sono tutti gli altri, dalla carinissima Giulia a Claudio e chi aiuta Luca in cucina, e hai la netta sensazione che tutti facciano quello che fanno con gioia, consapevolezza e perché lo vogliono fare.
Dopo cena viene naturale sedersi attorno ad un tavolo a parlare di scelte di vita, astrologia, Feng Shui e cucina vegana , gustando un cheese-cake che non potremo mai dimenticare. Ed è come se ci conoscessimo da sempre, perché qui ti senti in famiglia fin dalla prima volta, è uno di quei posti che vorresti tanto avere sempre a portata di mano, in cui vieni volentieri, non solo per pranzo o a cena ma anche solo per un super energetico estratto di frutta da sorseggiare all’ombra del portico, leggendo un buon libro o facendo due chiacchiere.
Se passate da queste parti non potete non fare un salto qui, nell’incantevole lago di Garda, in questo incantevole locale, un po’ bar, un po’ bottega, un po’ casa tua, ne sarete felici.

Qui trovate la loro pagina:  https://www.facebook.com/veganima.arco
Veganima, via Linfano 52, Arco TN   tel 0464 505278

lunedì 8 luglio 2013

UNA TORTA SPECIALE


Guardate  questa torta, guardatela bene, è vegana, ed è buonissima.
Vorreste la ricetta eh? Mi dispiace, non ce l’ho, perché non l’ho fatta io, purtroppo… tant’è lontana dal mio mondo di crostate, muffin e biscotti.
L’ha fatta per noi una persona speciale, un’amica, non è una pasticcera, badate bene, o meglio, non lo è di lavoro, ma lo è comunque, forse più di qualsiasi altro, “pasticcera dentro”. Così grazie a lei, alla sua sensibilità e al suo abile destreggiarsi tra il labile confine vegano e non  anche noi abbiamo potuto mangiare la nostra favolosa fetta di torta al matrimonio di Emilia e Michele.
Grazie Mariangela ! We love you! E… mi hai fatto venire una gran voglia di sperimentare con pan di spagna, creme e panna, vediamo cosa ne uscirà…

venerdì 5 luglio 2013

VIAGGIARE S-LOW


Da qualche anno, vuoi per esigenze alimentari, vuoi per esigenze economiche ma soprattutto per una grande soddisfazione, viaggiamo S-LOW.
Cosa vuol dire? Con lentezza e a basso costo, senza rinunciare alla bellezza del viaggio, anzi, cogliendone l’essenza.
Come? Viaggiando con un mezzo che percorre circa 50 km con un litro di benzina oppure con un altro che ne percorre 25 con un kg di metano, evitando se possibile le autostrade e naturalmente portando tutto il necessario per il pranzo, dal primo al dolce, dal vino al caffè.
Risultato: libertà, risparmio, qualità e nessuna fregatura.
Ma in fondo non era così quando eravamo piccoli? Non si partiva per una gita senza un minestrone, portato caldo da casa e mangiato tiepido in riva al lago. Solo il pane si acquistava lungo la strada. Ora tutto questo è passato e l’unica cosa che si porta con se è il portafoglio…perché bisogna spendere per sentirsi in vacanza… e poi si racconta che viaggiare costa caro!
Ma così non è, si possono spendere meno di 10 € per 170 km di viaggio, un pranzo completo con panorama e una spiaggia sul lago.
L’ultimo tiro di dadi ci ha fatto retrocedere di qualche casella ma l’importante non è vincere , l’importante è che il gioco duri, il più a lungo possibile.

Se hai 1000
e te ne servono 100 al giorno per essere felice
ti divertirai 10 giorni.
Se te ne servono 10 per essere felice
ti divertirai 100 giorni.
se non ti serve nulla
sarai felice per sempre.

martedì 2 luglio 2013

CHERRY MERRY MUFFINS


Ingredienti per 12 muffins :

-          2 cups di farina tipo 0
-          3 cucchiaini di lievito cremortartaro
-          1 pizzico di sale
-          1 cucchiaino di aceto di mele
-          1 cucchiaino di vaniglia in polvere
-          ½ cup di mandorle o nocciole tritate
-          Latte di riso o altro latte vegetale q.b.
-          6/7 cucchiai di marmellata di ciliegie
-          ½ cup di zucchero di canna
-          ½ cup di zucchero mascobado
-          ½ tazza di olio di mais

Mettere in una ciotola la farina, il cremor, il sale, l’aceto di mele, la vaniglia , le mandorle o le nocciole tritate e lo zucchero, unite l’olio e incorporatelo agli ingredienti con le dita in modo da farlo assorbire. A questo punto unite la marmellata e la quantità di latte vegetale necessaria per ottenere un impasto cremoso. Foderate uno stampo da muffin con dei pirottini di carta e riempiteli di impasto fino a circa ¾ . Infornate a 170° per 30 minuti circa. Deliziosi !

domenica 30 giugno 2013

52


Saliamo con ritmo regolare, ne troppo lento, ne troppo veloce, qualche sosta per sbirciare sotto di noi, per farci togliere il fiato dagli strapiombi, non c’è nessuno da superare, nessuna medaglia da appendere al collo, solo noi, il sentiero sotto gli scarponi e la fatica. Ce ne accorgiamo presto, già dai primi tornanti, viene spontaneo, è quasi vitale, liberarsi anche dei pensieri, lasciarli lì in terra, si sale meglio se si è più leggeri. Fa caldo anche quassù, il cielo non è limpido, il sole va e viene, lo sbalzo di temperatura dentro le gallerie fa venire la pelle d’oca. Guadagniamo quota senza rendercene conto, cominciamo ad essere sudati, una mosca si posa sul mio braccio, le do un passaggio per un tratto, come in bicicletta ci si aggrappava al braccio dell’amica in motorino. Cambiamo versante, da un affaccio riconosciamo sagome di contrade e case conosciute, la spirale del nostro orto perfino. Ne approfittiamo per tirare il fiato e poi su ancora, sorseggiamo dalla borraccia, durante lo sforzo è più la sete, la fame si fa sentire dopo, all’arrivo. La salita è quasi finita ma una deviazione del sentiero ce ne regala ancora un po’, allunga la strada di qualche passo, c’è ancora neve, scricchiola sotto gli scarponi ed è una sensazione strana a giugno. Tutto intorno macchie di erica fiorita e pino mugo e fiori viola e giallo e blu intensi. La deviazione ci fa uscire sull’ultimo tratto degli Scarubbi e da li ancora salita per guadagnarci il rifugio. Ci arriviamo da dietro, eccolo, ci accoglie un’atmosfera quasi surreale su questo cocuzzolo a sbalzo sul Pasubio, c’è pochissima gente, il lusso di poterci venire un giorno qualunque che non sia sabato o domenica. Ci guardiamo, birra, oh sì!, una bella birra ghiacciata e poi pranziamo a sacco, con quello che ci siamo portati sulle spalle fin quassù, panini con frittata di ceci, torta salata con tofu e verdure e una bella fetta di dolce, anche questo è down- shifting. Un boccone dietro l’altro divoriamo tutto, due ore e mezza di cammino ti mettono addosso una fame... Ce ne stiamo così per un po’ seduti a quel tavolo a sbalzo sul vuoto, sotto di noi nebbia che sale e ci avvolge, peccato, mai riusciti a vedere il mare da qui, una sensazione di serenità e leggerezza ci pervade, c’è bisogno di sudare magliette a volte, lasciare giù tutto e sudare magliette. Comunque siamo in forma, decidiamo di salire ancora, di proseguire per cima Palon 2232 m, ma questa è un’altra storia.

mercoledì 8 maggio 2013

LA GOLA SENZA IL PECCATO !


In questi giorni ho provato la ricetta di questa buonissima torta che pensate è senza farina e senza zucchero ! Soddisfa la voglia di dolce ma senza esagerare….
Ecco la ricetta :
- 750 ml di succo di mela
- 1 pizzico di sale
- 250 gr di fiocchi d’avena piccoli
- la buccia grattugiata di 1 limone
- 1 pizzico di vaniglia
- 2 grosse mele
- 2 cucchiai di uvetta
- 2 cucchiai di granella di nocciole

In una pentola capiente portare ad ebollizione il succo di mela con un pizzico di sale. Intanto grattugiare la buccia di un limone. Ai primi bollori aggiungere i fiocchi al succo e spegnere il fuoco, mescolate e lasciate riposare per 10 minuti circa finché i fiocchi non avranno assorbito completamente il succo di mela. Nel frattempo tagliate le mele a dadini, dopo averle sbucciate e tolto il torsolo. Quando i fiocchi hanno assorbito il succo (l’impasto deve risultare morbido, non liquido ma neppure duro) unite le mele a dadini, l’uvetta, 1 cucchiaio di granella di nocciole, la buccia di limone e la vaniglia. Versate l’impasto in una tortiera foderata di carta forno, stendete accuratamente l’impasto e ritirate nel forno già caldo per 40-45 minuti a 180°c finché non si formerà una bella crosticina dorata. Prima di sfornare cospargere la superficie con la granella di nocciole restante. Wow !

lunedì 6 maggio 2013

STRAWBERRY FIELDS FOREVER. LET’S START


Che si fa se in frigo c’è una vaschetta di fragole che avanza ? Si prova questa fantastica ricetta di marmellata di fragole ! Purtroppo ho ottenuto solo questo mini vasetto (il primo della stagione!)  ma era una prova perché ho intenzione di produrne in quantità industriali…. I love it !!!
Ecco la ricetta :
- 1 kg di fragole ben mature
- il succo di 1 limone
- 100 gr di zucchero di canna integrale
- 1 cucchiaino di vaniglia in polvere
- 1 cucchiaino di agar-agar (se necessario)

Lavate e tagliate a pezzi le fragole, mettetele a macerare per almeno un’ora o più con il succo di limone,lo zucchero e la vaniglia.
Trascorso questo tempo mettetele in una pentola e cuocete a fuoco basso per circa 30 minuti o fino a quando avranno la consistenza giusta. Nel caso che la marmellata non si rapprendesse abbastanza e fosse piuttosto liquida potete aggiungere l’agar-agar fatto sciogliere precedentemente in poca acqua e lasciato riposare per 15 minuti. Dopo che avrete aggiunto l’agar-agar bollite il composto ancora per qualche minuto e invasatelo ancora caldo in barattoli sterilizzati con acqua bollente. Chiudete i vasi e capovolgeteli per farli andare sotto vuoto. Buona buona !!!


giovedì 25 aprile 2013

STORIA DI UNA GHIRLANDA



Fino ad un anno fa ne ignoravo, non l’esistenza, ma il fascino; finché il magico mondo del fare manuale è entrato a piè pari nella mia vita. Si, proprio nella mia che, abilità in cucina a parte, non ne ha mai viste altre, soprattutto nell’ambito della creatività e della manualità, nelle quali mi sono sempre sentita fortemente negata. Forse non ci avevo mai provato sul serio, forse non ero abbastanza motivata, o il tempo mancava e così, a via di uno sporadico episodio a vent’anni che ricordo ancora con un certo orgoglio ( ricamai un disegno con delle paiettes sul retro di un paio di jeans) non ho potuto vantare grandi opere. Fino ad un anno fa… quando armata di carta vetrata, colori e pennelli, ho recuperato dei vecchi mobili trovati qui in casa : uno smaronamento ma una soddisfazione! Sulla scia del trans agonistico mi sono messa a tinteggiare (sempre di bianco) vecchie cassette da esterno, porta fiori e tutto quello che mi capitava a tiro, Daniele e i gatti mi stavano lontani in quel periodo… la frase del momento era “potrei dargli una mano di bianco” . Poi grazie a Dio è arrivato l’autunno e la smania di creatività si è trasformata in un nuovo desiderio… la macchina da cucire (mai cucito nemmeno un buco nei calzini in vita mia!) che prontamente, grazie a tutti i miei sostenitori, si è materializzata nel giorno del mio compleanno. Bene, la macchina da cucire c’è, e ora..? non ci resta che provare, le prove proseguono tutt’ora, un po’ alla volta, da autodidatta, le cuciture sono ancora stortine, ma pazienza, quando vedi uscire dalle tue manine sante un bel cuscino a pois, morbido, morbido, dove i tuoi mici fanno ogni giorno un sacco di nanna… E poi, e poi… le ghirlande! Dopo che una persona meravigliosa mi ha insegnato ad intrecciare una ghirlanda, è nata la prima, la ghirlanda dell’inverno, dove sta appollaiato l’angelo della neve, se n’è stato lì appeso al vetro della porta a guardar fuori per diversi mesi, il suo dovere lo ha fatto, eccome, neve ne è venuta tanta quest’anno, ma ora basta, è ora di primavera finalmente, abbiamo salutato e ringraziato l’angelo della neve perché adesso al suo posto abbiamo appeso la ghirlanda di primavera, una ghirlanda bianca con i cuori e i fiori verdi e lilla e i rametti di lavanda che ti viene il buon umore solo a guardarla e a me si riempie il cuore di felicità perché è bella e perché l’ho fatta io! Certo, magari in negozio se ne trovano cento di più belle, con i fiori perfetti tagliati con il laser e non un po’ sghembi come i miei, con il colore della ghirlanda dato alla perfezione, ma che noia le cose perfette, fatte in serie, evviva ciò che scaturisce dalla nostra fantasia e dalle nostre mani anche se un po’ impacciate. Forza ! C’è una sola controindicazione, crea dipendenza! Provare per credere !

venerdì 5 aprile 2013

UNA LUCE



Sebbene più tardi ma la notte arriva ancora.
E come ogni notte al buio resiste nella valle un’unica luce, rossa, sulle contrade dei versanti opposti.
Un solitario puntino luminescente su uno sfondo nero totale, l’eccezione che conferma la regola e quell’unica luce, vista da qui, potrebbe essere qualsiasi cosa.
La nostra casa una nave immersa nella notte e quella luce un faro in lontananza.
Una luce, essenza minima di un contatto terreno in questo buio che tutto parrebbe tranne che reale.
Un segno che da distanza, incerta, ma certa nello spazio, una compagna nel nostro navigare.
La notte qui è vera, il silenzio assordante e tutto tace e tutto attende.

venerdì 29 marzo 2013

VOLA COLOMBA



poteva mancare, qualche giorno prima di Pasqua,la ricetta della colomba Pasquale? E allora eccola qua, una ricetta tratta dal libro Pasticceria Naturale ( Terra Nuova edizioni) di Pasquale Boscarello, guru della pasticceria naturale appunto. E’ una ricetta molto semplice e il risultato è garantito. Ne otterrete una focaccia dall’impasto straordinariamente morbido e molto leggero perché privo di uova e burro. Purtroppo a casa avevo solo questi piccoli stampi da panettone (diametro 13,5 cm) e con le dosi della ricetta ho quindi ottenuto due piccole focacce ma in commercio trovate sia stampi a forma di colomba che quelli da focaccia più grandi. Provate,il risultato è davvero sorprendente e vi darà un sacco di soddisfazione.

Ingredienti:
500 gr di farina Manitoba (è importante usare la Manitoba perché questa particolare farina ricca di glutine riesce a dare elasticità e morbidezza all’impasto)
5 gr sale
100 gr mandorle tostate e tritate
2 arance (la buccia grattugiata e il succo)
150 gr di malto di mais ( oppure 100 gr di zucchero di canna integrale)
10 cl di olio di mais
1 cucchiaio di pasta di nocciole (facoltativo, io non l’ho messo)
25 gr di lievito di birra
30 cl di acqua tiepida

Procedimento:
Sciogliere 25 g di lievito in 300 g di acqua con 1 cucchiaio di farina. In un recipiente mettiamo tutti gli ingredienti asciutti: farina, sale, mandorle, più la buccia grattugiata di 2 arance (se usate lo zucchero mettetelo con gli ingredienti asciutti) In un’altra ciotola vanno messi gli ingredienti liquidi: malto (se usate il malto)  olio di mais, succo d’arancia e la pasta di nocciole (facoltativa). Quindi si mescola il tutto molto bene. A questo punto si uniscono gli ingredienti asciutti con quelli liquidi, aggiungendo l’acqua con il lievito. Si lavora bene l’impasto 5 minuti e si lascia riposare per 1 ora circa, coperto con un canovaccio, in un ambiente caldo, più vicino possibile alla temperatura ideale, dai 18 ai 25°. Si versa l’impasto nella forma della colomba e si lascia riposare per 1 ora circa, sin quando l’impasto non raddoppia di volume. Bisogna fare molta attenzione nell’infornare la colomba perché specialmente con il lievito di birra c’è il rischio dell’effetto collasso, che rischia di sciupare tutto il lavoro. Il forno deve essere a 200° per 40 minuti circa. A metà cottura è consigliabile controllare se la parte superiore della colomba ha preso troppo colore: in questo caso porre sopra con molta cautela, un foglio di carta stagnola. A fine cottura spalmare con un pennellino il lucido  ( miscela di malto e acqua nel rapporto 3 a 1) e distribuire sopra le scaglie di mandorla appena tostate).

p.s la ricetta originale prevede il malto ma dovendo condividere la focaccia con altre persone zucchero-dipendenti, l’ho sostituito con lo zucchero di canna. In teoria il potere dolcificante del malto è 3 volte inferiore rispetto allo zucchero. In base a questa proporzione avrei dovuto metterne 50 g ma ne ho comunque messo circa 100 gr che per i nostri gusti va bene. In ogni caso sperimentate a seconda dei vostri gusti e necessità.

Buona Pasqua!

mercoledì 20 marzo 2013

FIGLI D'IKEA



Siamo passati dall’epoca della casa a quella dell’arredo, dall’avere una casa cambiando gli arredi al cambiare la casa tenendo gli arredi.
La casa è stato il sogno concreto fino alla generazione di mio padre, un francobollo di mondo da recintare e su cui accatastare mattoni, formando muri e tra loro le stanze.
A noi, figli trentenni di questa generazione, tutto ciò appare inaccessibile e non rimane che aggrapparci al nostro unico sogno, al nostro capitale, l’arredo appunto, i mobili, che in quanto mobili si spostano! da una casa (nella migliore delle ipotesi) all’altra e di cui nulla possediamo, ne corpo ne anima. E’ solo il contenitore di turno della nostra collezione privata accumulata in anni, in sabati interi passati come zombie nell’aria pesante e sudaticcia dell’Ikea e da cui usciamo quando ormai è buio, come partoriti.
Arriva il momento in cui il set è completo,
cucina completa? Ce l’ho
camera? Ce l’ho
soggiorno? Ce l’ho
attrezzi, accessori e quant’altro? Tutto a posto.
E ogni trasloco diventa sempre più grosso, dal primo che porta con se solo i vestiti, i cd, uno stereo e il pc al quarto per cui non è sufficiente un container.
Ma per andare dove?
Altra sfida, nuova casa, stessi arredi. Difficile trovare una casa che sappia ospitare ad arte la tua collezione di mobilia; la cucina è troppo lunga, l’armadio pure, per il divano non c’è posto e quel verde come lo combino? E ad ogni passaggio le possibilità di trovare un contenitore adatto si riducono. Al quinto cambio si rischia lo stallo.
Ma allora perché al posto dei condominietti gialli e verdi non si realizzano delle scatole vuote e luminose? Dei loft aperti con grandi vetrate dotati solo del bagno, in cui ognuno possa approdare, dopo 8 traslochi, con il suo tir e sentirsi forse a casa.

PASSIONE SAPONI